Immaginiamo una america dell’opulenza, uscita dalla 2 guerra mondiale come potenza internazionale. Immaginiamo che questa America ha conquistato il Pacifico Sud, e nel 59 Hawai’i diventa il 50 esimo stato dell’unione. Euforia, voglia di esotico. Nasce una moda “Polinesiana” che si concretizza nei Tiki bar, i quali diventano luoghi di incontro della buona società.I Tiki bar sono cocktail bar arredati con bambu, trappole da pesci appese al soffitto e enormi e ridicoli Tiki.I cocktail tipici sono il Mai Tai e lo Zombie. I piu conosciutisono Don the Beachcomber e Trader’s Vic, i quali da buoni americani firmano contratto con le piu grosse catane alberghiere e crescono a centinaia. famosissimi nei 50 e 60, declinano inevitabilmente nei 70.
Rimangono oggi migliaia di oggetti (accendini, bicchieri, tazze, etc ) foto e gadget di quell’epoca. Un bel libro della casa Taschen, che consiglio a tutti: The Book of Tiki, con foto terribilmente kitsch…
Tiki é una parole delle Marchesi, nelle altre isole si diceva Ti’i, ma da molto tempo, in tutta la Polinesia il termine Tiki é comunemente accettato.
Il Tiki, che significa, Uomo, Dio o Uomo Dio, é una rappresentazione antropomorfica, stilizzata, scolpita, sia nella pietra che nel legno. Gli esempi piu conosciuti di tiki sono i Moai dell’isola di Pasqua. In Polinesia francese, i Tiki sono spesso tozzi, con le braccia piegate, gli avambracci in avanti, le mani sul ventre. Le gambe, disproporzionate, sono flesse e la bocca solitamente fa una smorfia, un grido di sfida. I grandi occhi spalancati rappresenterebbero il sapere e la testa imponente, l’importanza del Tiki.
Quando gli esploratori sbarcano nelle isole, sono stupiti nel vedere delle sculture , non troppo grandi, il cui significato resta ancora oggi per molti versi misterioso. Antico simbolo mistico, il tiki rappresentava un Dio o piu spesso lo spirito di un antenato, appunto divinizzato. Il quale spirito, puo’ difendere le persone ma anche essere perfido e nefasto.
I Polinesiano adoravano e temevano i Tiki, i quali erano (e forse sono ancora) detentori del Mana, la forza, l’energia. Per questo, io che sono superstizioso, non tocco né sassi né pietre, né tiki, quando visito un luogo di culto, un Mara’e. Il Tiki era quindi a metà tra forza creatrice e spirito della famiglia.
Oggigiorno, il Tiki é entrato nell’iconografia quotidiana, quale logo per saponette, nome di bar e ristoranti etc etc ed é la star dei tatuaggi polinesiani. E stato addirittura oggetto di un importante movimento Pop art Usa neglia nni 50, con i Mitici Tiki Bar…
Simeon, un abitante di Moorea con il quale lavorano, mi consiglio’ di non comprare dei Tiki, perché lo scultore, anche in modo involontario, poteva avere dato al Tiki un Mana negativo. Per essere sicuri che un tiki sia neutro, mi diceva Simeon, lo devi mettere a testa in giu per piu di 24 ore. Se nel frattempo non ti succede alcuna disgrazia, allora lo puoi tenere, senno’, liberatene al piu presto.
Le isole Gambier… un pugno di isole relativamente recenti, racchiuse in un enorme barriera di corallo discontinua. Di queste isole, le piu orientali, a 1700 km da Tahiti, abitate da 1200 persone, dobbiamo notare che sono isole dal clima temperato, dalle acque crsitalline ma fresche, da due secoli conosciute per le ostriche da madreperla. L’unico villaggio, si chiama Rikitea, sull’isola principale di Mangareva (isola galleggiante). Ma dobbiamo sopratutto conoscere la sua strana storia. Sua e del prete cattolico che la comando’ per alcuni decenni.
Nel 19°secolo, i missionari protestanti “colonizzano il pacifico” . Per contrastarli, la Francia, da sempre Cattolica, invia due missionari della comunità de Sacro Cuore. Il Padre Laval ed il Padre Caret. Dopo varie peripezie (viaggio interminabile, sosta a Valparaiso etc etc) i nostri eroi arrivano a Mangareva nel 1834… e qui, Il padre Laval diventa praticamente il Monarca del piccolo arcipelago (Il padre Caret, lui, era meno focoso). Vista spettacolare dal Monte Duff Distruzione degli idoli, battesimi a gogo, costruzione di strade, di monasteri e conventi, della piu grande cattedrale della Polinesi (piu grande di quella di Papeete), di case nello stile rurale francese del 19 esimo… alcune cappelle. Il prete legifera e giudica. Allo stesso tempo, la popolazione é decimata… da 5.000 a 500 anime… La causa? malattie occidentali trasmesse dai marinai che transitavano con le loro baleniere, il lavoro imposto dal P. Laval… il cambiamento di vita…Il padre, finalmente, nel 1871 ando’ a vivere a Tahiti. Le Gambiers vissero quindi per anni in una specie di limbo giuridico, perche furono parte delle colonie francesi solo nel 1881. Oggigiorno l’arcipelago vive della coltura della perla.
Il turismo é pressoché assente. Ci sono stato nel 1997. Il ricordo é grandioso. Giro dell’isola a piedi, con finale in piena notte perché non mi ero reso conto delle distanze. Laguna bellissima ma fredda (era Luglio) gente gentile e natura da capogiro. E sopratutto il senso di lontananza da tutto. Essere persi nell’Oceano. Non essendoci hotel, bisogna andare in una delle poche pensioni, soggiornando minimo 7 giorni perché c’é un solo aereo (con scalo ad Haho ex base militare francese) a settimana. Buon viaggio. Spero che amiate il pesce, perché a parte la carne in scatola, non si mangia altro…
Arcipelago delle Marchesi
340 kmq
3000 abitanti
Capitale Taiohae
Monte Tekao:1224 m
L’isola ha quale una spina dorsale il monte Tekao, che domina ad est “terre deserte”, sulla quale é costruito l’aeroporto, mentre nella sua parte centrale si trova l’altipiano di Toovii, a circa 800m, zona agricola e di foresta. Le coste frastagliate (poche le spiaggie), con scogliere e falesie accolgono i villaggi, rannicchiati nelle baie. Non c’é barriera di corallo a Nuku Hiva.
I siti d’interesse si trovano ad est di Taioahe, il villaggio principale. Paepae (Marae, luogo di culto), di Temehea o Piki Vahine, con tiki giganteschi. Essendo taioahe anche arcivescovato, questi possiede una famosa (in Polinesia) Cattedrale di Nostra Signora delle Marchesi, con sculture di legno prezioso al suo interno.
Una stele, dal lato opposto del villaggio, ricorda Herman Melville che diserto’ dalla baleniera sulla quale lavorava durante uno scalo e se ne ando a vivere a Taipivai, ora villaggio produttore di Vaniglia.
le Marchesi sono un arcipelago da vedere per chi vuole conoscere la stroria della Polinesia ed é interessato ai siti archeologici, alla bellezza del paesaggio. Le spiagge, non essendoci barriera di corallo, non danno sulla laguna, ma su un mare ondoso.
Un arcipelago per chi cerca l’avventura. E’consigliata la presenza di una guida ufficiale, istruita e formata, per potere capire i dettagli dei siti e delle tradizioni. Come a Hiva Oa, troverete a Nuku Hiva, un artigianato di grande qualità, tra i migliori della Polinesia.
Da vedere, a 3o km, Hatiheu, piccolo villaggio in fondo alla baia, con le grandi formazioni basaltiche ed il famoso ristorantino Chez Yvonne, specialità capra selvatica al latte di cocco. La sua zona archeologica, estremamente ben curata e restaurata, si ramifica e distingue in Kamuihei, Tahakia, Paeke e Hikokua. per gli appassionati di Archeologia, prevedere molto tempo… ed essere accompagnati da una guida locale.
Attenzione, spiagge e Siti archeologici ospitano numerosi nono, insetti piccolissimi ma dalla puntura molto fastidiosa, prevedere quindi dei repellenti… Un solo Hotel , Il keikahanui.
320 kmq
2400 abitanti
Monte Temetiu 12760 metri
Villaggio principale: Atuona
Punti forti:
paesaggi e trekking
Casa di Brel e Gauguin
Archeologia
Pesca d’altura
Passeggiata a cavallo
Gemir n’est pas de mise… Aux Marquises… (gemere non é d’uopo, alle Marchesi, da “les Marquises” di Brel)
Le Marchesi sono senza dubbio le isole che hanno il carattere piu forte e che hanno mantenuto vive le loro tradizioni
Hiva Oa é la piu grande ed importante delle isole meridionali delle Marchesi. Villaggio principale: Atuona, in cui vivono circa 1500 abitanti. Fu qui che vissero i due ospiti illustri dell’isola, il cantante Jacques Brel (dal 75 al 78) ed il pittore Paul Gauguin. Entrambi si trovano vicino l’uno all’altro nel piccolo cimitero dell villaggio, poco lontano dal quale si puo vedere un Marae comunitario, Tohua Pepeu. Un solo hotel ed alcune pensioni propongono ai turisti numerose escursioni. Il sito di Puamau a 2.30 ore in 4×4, poco lontano da una bella spiaggia di sabbia nera, é uno dei piu bei siti archeologici della Polinesia. Da vedere anche il villaggio di Hanapaaoa, per l’isolamento degli abitanti che vivono di caccia pesca ed agricoltura, e per la bellezza naturale del luogo. Ad un paio di KM da Atuona, anche camminando, potrete vedere le pitture rupestri di Tehuetu. Oipona, restauranto nel 1991, comprende un insieme di piattaforme cultuali e sculture che coprono circa 5.000mq. Nel villaggio e pressi gli abitanti potrete trovare, come a Nuku Hiva , gli esempi piu belli di artigianato locale.
Puo essere interessante visitare Hiva Oa con l’Ara Nui 3
le Marchesi sono un arcipelago da vedere per chi vuole conoscere la stroria della Polinesia ed é interessato ai siti archeologici, alla bellezza del paesaggio. Le spiagge, non essendoci barriera di corallo, non danno sulla laguna, ma su un mare ondoso.Spesso presenti, i nono, piccoli insetti dalla puntura dolorosa.
Un arcipelago per chi cerca l’avventura. E consigliata la presenza di una guida ufficiale, istruita e formata, per potere capire i dettagli dei siti e delle tradizioni.
Per gli amanti del genere… Un bel filmato sulle Marchesi con un interessantissimo commento in Giapponese…